L’Esperanto non può essere uno strumento di complicità con la discriminazione e l’oppressione. Non si organizzino congressi internazionali nello Stato d’Israele

Alla commissione sul Movimento Esperantista Asiatico (KAEM)
dell’ Associazione Universale Esperantista (UEA)

 

ed alla

 

Organizzazione Mondiale Giovanile Esperantista (TEJO)

 

Stimate Signore, Stimati Signori,

 

I firmatari, esperantisti e altre persone solidali con i popoli oppressi del mondo, e in particolar modo con il popolo palestinese, hanno ricevuto con stupore, tristezza e indignazione la notizia dell’organizzazione di congressi internazionali esperantisti nello Stato d’Israele nel 2013 : il Congresso Asiatico di Esperanto (AKE) a Gerusalemme in aprile ed il Congresso Internazionale Giovanile (IJK) a Nazaret in agosto. Vi scriviamo a nome di tutte le persone che difendono la pace, i diritti umani e il compimento del diritto internazionale, i quali hanno aderito alla Campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro il sistema israeliano di occupazione, colonizzazione e apartheid.

 

Dalla sua creazione manu militari in Palestina nel 1948 e l’espulsione di più di 750’000 abitanti autoctoni, lo Stato d’Israele sottomette il popolo palestinese ad un’occupazione dichiarata illegale in decine di risoluzioni dell’ONU. Il suo regime coloniale esercita moltepliche forme d’oppressione e commette gravi violazioni ai diritti umani contro la popolazione palestinese. Solo nell’ultimo decennio i morti tramite omicidi selettivi e crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano hanno superato i 10’000. Attualmente ancora ci sono migliaia di prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane, molti di loro in un regime di detenzione amministrativa, senza diritto ad un processo e senza sapere di quali crimini sono accusati. Lo Stato d’Israele costantemente pratica la tortura nonostante abbia firmato la Convenzione Internazionale contro questa pratica disumana.

 

Lo Stato d’Israele occupa illegalmente i territori di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est (oltre al Golan siriano), restringendo la mobilità delle persone in questi territori disconnessi e attraverso le sue frontiere. Tra le politiche d’occupazione delle Stato d’Israele sono particolarmente gravi : la costruzione del muro di annessione e d’apartheid nella Cisgiordania, dichiarato illegale dal Tribunale Internazionale di Giustizia dell’ Aja; la galoppante costruzione d’insediamenti in Cisgiordania; la distruzione di case palestinesi a Gerusalemme; il disumano blocco que soffrono più di un milione e mezzo di persone nella Striscia di Gaza.

 

In più, lo Stato d’Israele impedisce il diritto al ritorno di milioni di rifugiati. molti di loro alloggiati in miseri campi di rifugio nei paesi vicini, e anche il ritorno a casa di migliaia di palestinesi che dovettero emigrare in Europa, negli Stati Uniti ed in altri paesi alla ricerca di una vita decente. Il razzismo istituzionale discrimina anche un milione e mezzo di persone cittadine dello Stato d’Israele, discendenti di famiglie palestinesi che alla fine degli anni ’40 riuscirono a scampare ai massacri perpetrati dalle milizie sioniste rimanendo nel territorio dove si stabilì lo Stato d’Israele. Questa comunità che rappresenta il 20% della popolazione israeliana, non gode degli stessi diritti civili, educativi, culturali, linguistici, lavorativi, sociali ed economici del resto della popolazione, ammesso che non siano ebrei.

 

Considerando l’incapacità e il disinteresse mostrato dalla comunità internazionale per rendere effettivo il diritto internazionale e proteggere la popolazione palestinese, più di 170 organizzazioni palestinesi per i diritti umani, ONG, associazioni culturali, professionali e sindacali hanno lanciato nel 2005 la campagna internazionale Boicottaggio, Disinvistimento e Sanzioni (BDS) contro lo Stato d’Israele fino quando non rispetti il diritto internazionale. Questa campagna mondiale cittadina, non violenta e legittima è ispirata alla campagna contro il regime coloniale e razzista dell’apartheid sudafricana.

 

La campagna BDS ha pure come obbiettivo le istituzione culturali ed accademiche israeliane se non riconoscono esplicitamente i diritti delle persone palestinesi in accordo con la legislazione internazionale, o se agiscono come propaganda israeliana. La cultura si può manipolare con obbiettivi propagandistici, ideologici, e politici. Lo Stato d’Israele è forse uno degli esempi più lampanti della subordinazione delle istituzioni culturali alle politiche governamentali. Il governo israeliano spende enormi quantità di denaro per inviare artisti ed intelletuali israeliani in tutto il mondo, e per organizzare nel suo territorio eventi internazionali culturali ed artistici nei quali invita rappresentanti dell’arte e della cultura d’Europa, degli Stati Uniti e dell’America Latina principalmente.

 

Il progetto culturale “Brand Israel” (Marca Israele), il cui responsabile è il Ministero israeliano degli Affari Esteri e della Cultura, fù creato nel 2006 con il dichiarato obbiettivo di lavare l’immagine dello Stato d’Israele all’estero e con un altro obbiettivo, in questo caso non dichiarato, di far calare una cappa fumogena sull’occupazione illegale, sull incompimento della legalità internazionale e sui crimini di guerra che lo Stato d’Israele commette impunememnte. Come prova della subordinazione della cultura alla propaganda israeliana, l’allora viceministro Nisim Ben Shitrit dichiarò ad un giornale israeliano: “Vediamo la cultura come uno strumento di propaganda di primo ordine e non facciamo differenza tra cultura e Hasbarà” (Hasbarà è una parola ebraica per indicare strategie di comunicazione, propaganda, e relazioni pubbliche con l’obbiettivo di diffondere, principalmente nella comunità internazionale, gli argomenti del governo israeliano ed di altri enti sionisti per giustificare le proprie azioni).

 

Coscienti di questa manipolazione, personalità di tutto il mondo dedicate all’arte e alla cultura, hanno dichiarato pubblicamente il loro rifiuto ad attuare ed a prendere parte ad eventi culturali nello Stato d’Israele, in accordo con le raccomandazioni della campagna per il boicottaggio culturale contro l’apartheid israeliano. Artisti ed intellettuali di molte nazionalità ed origini, inclusi israeliani ed ebrei, hanno proclamato la loro adesione al boicottaggio culturale come strumento di pressione per finirla con questo regime coloniale. Tra i più conosciuti si contano Elvis Costello, Emma Thompson, Roger Waters, Santana, Pixies, Mike Leigh, Ken Loach, Snoop Dogg, Damon Albarn, Klaxons, Jean-Luc Godard, Brian Eno, Yes Men, Cassandra Wilson, Peter Brook, Udi Aloni o Devendra Banhart, y los escritores Iain Banks, Eduardo Galeano, Stéphane Hessel, Juan Goytisolo, Ilan Pappe, Naomi Klein, Henning Mankell, Mahmud Darwish, John Berger, Arundhati Roy ed Alice Walker.

 

Secondo Ronnie Kasrils, exdirigente del Congresso Nazionale Africano ed exministro della sicurezza del Sudafrica, la situazione della popolazione palestinese è oggi peggiore di quella delle persone di colore sudafricane sotto l’apartheid. La visita in Palestina ha ispirato all’arcivescovo sudafricano e Premio Nobel della Pace Desmond Tutu queste parole: “Nella stessa maniera in cui dicemmo, durante l’apartheid, che non era appropriato per gli artisti internazionali venire in Sudafrica per esibirsi in una società fondata su leggi discriminatorie ed esclusione razziale, egualmente oggi sarebbe un errore per gli artisti dell’Opera della Città del Capo esibirsi nello Stato d’Israele”.

 

È previsto che il Congresso Asiatico d’Esperanto (AKE) abbia luogo a Gerusalemme. Sapete che lo Stato d’Israele occupa illegalmente tutta la parte orientale di Gerusalemme, inclusa la sua Città Antica ? Sapete quante case palestinesi sono state rase al suolo dalle autorità di Gerusalemme nell’ultimo decennio ? Sapete che la polizia israeliana ha reso esecutiva la chiusura di teatri, centri culturali e letterari così come festival musicali, dove addirittura poliziotti armati irruppero durante l’apertura di un festival internazionale organizzato dal Consolato britannico e dal Teatro Nazionale Palestinese a Gesrusalemme Est ?

 

Tale è la persecuzione del popolo palestinese nel municipio di Gerusalemme, che il poeta israeliano Aharon Shabtai, rifiutando di partecipare al festival internazionale della poesia a Gerusalemme nel 2006, dichiarò: “Grazie per l’invito, ma preferirei cancellare il mio nome dalla lîsta dei partecipanti. Ho letto in questi giorni riguardo alle atrocità commesse nel check point di Kalandia. Sono contrario che abbia luogo un festival della poesia in una città dove le persone arabe sono sistematicamente e crudelmente oppresse, rinchiuse dentro i muri, spogliate dei loro diritti e delle loro case, umiliate nei check point, e dove le leggi internazionali sono incompiute. Credo che incluso i poeti non dovrebbero aver ignorato nel passato, ne dovrebbero ignorare oggi, la persecuzione e la discriminazione in nome della razza o della nazionalità”. Noi aggiungiamo, a maggior ragione, che gli esperantisti non possono ignorarlo neanche.

 

Gli eventi cultuali internazionali nello Stato d’Israele sono di fatto uno strumento di propaganda per “normalizzare” e lavare l’immagine di quello Stato, che solo può riuscirci nascondendo la discriminazione razziale, la pulizia etnica e disprezzando ed ignorando assolutamente la popolazione indigena.

 

Disgraziatamente il movimento esperantista sembra non essere un’eccezione. Nei bollettini periodici sui congressi ed su altri mezzi d’informazione del movimento esperantista israeliano non vi si trova quasi nessuna allusione al popolo palestinese, che vive nell’attuale territorio dello Stato d’Israele da molti secoli, e da qualche decennio espulso, perseguitato, discriminato e/o minorizzato. Neanche vi si trova nessuna allusione alla sua cultura, lingua, storia o semplice esistenza. Vi si parla di cultura e storia ebraica, così come di lingua ebraica, come se Israele fosse uno Stato solamente ebraico. L’ignoranza ed il disprezzo per il popolo palestinese sembrano essere radicati anche nel movimento esperantista israeliano. Nel bolletino sul congresso si parla incluso della parte antica di Gerusalemme o di Qumràn (vicino al Mar Morto) come se fossero parte dello Stato d’Israele, ignorando il fatto che sono terre internazionalmente riconosciute come parte dei territori palestinesi non israeliani. Si tralascia il fatto che per raggiungere Qumràn bisogna viaggiare su strade proibite o limitate ai non israeliani, nonostante si trovino fuori dal territorio israeliano.

 

Il cambiamento di sede del Congresso Internazionale Giovanile (IJK) a Nazaret (città israeliana abitata nella quasi sua totalità da palestinesi cittadini israeliani) e l’inclusione di alcune persone indigene nel Comitato locale del Congresso sembrano indicare una nuova attitudine nel collettivo esperantista israeliano. Tuttavia, l’essenza del problema continua ad esssere la stessa. La campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale contro Israele (PACBI) definisce la “normalizzazione” come “la partecipazione a qualunque progetto, iniziativa o attività, in Palestina o a livello internazionale, che cerca (implicitamente o esplicitamente) riunire persone o istituzioni palestinesi (e/o arabe) e israeliane senza porre come obbiettivo principale la resistenza e la denuncia dell’occupazione israeliana e di tutte le forme di discriminazione ed oppressione contro il popolo palestinese”. Questo è giustamente quello che si fà attraverso l’esperantismo: qualunque collaborazione tra palestinesi e israeliani che lasci da parte il riconoscimento dei diritti fondamentali del popolo palestinese ha solo un nome: “normalizzazione” (cioè propaganda, lavaggio dell’ immagine razzista e d’apartheid).

 

Pensiamo che l’Esperanto non può essere uno strumento di complicità con la discriminazione, l’oppressione e l’espulsione di un popolo mediante il nostro silenzio e omissione.

 

Per tutto questo vi chiediamo che il Congresso Asiatico di Esperanto (AKE) ed il Congresso Internazionale Giovanile (IJK) del 2013 non abbiano luogo nello Stato d’Israele e che, se fosse possibile, si organizzino in un paese libero da discriminazione razziale e rispettoso dei diritti umani e della legislazione internazionale.

 

Con stima.

 

Per firmare questa petizione, originalmente in esperanto, clicca qui  http://www.change.org/petitions/esperanto-ne-estu-ilo-de-komplico-en-diskriminacio-kaj-subpremo-ne-organizu-internaciajn-kongresojn-en-israelo

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L’esperanto no pot ser instrument de complicitat amb la discriminació i opressió

A la

Comissió sobre el Moviment Esperantista Asiàtic (KAEM) de l’Associació Universal d’Esperanto (UEA)

i

Organització Mundial Juvenil Esperantista (TEJO)

 

Benvolgudes senyores, benvolguts senyors:

 

Les sotasignants, esperantistes i altres persones solidàries amb els pobles oprimits del món, i concretament amb el poble palestí, hem rebut amb sorpresa, tristor i indignación la notícia de l’organització de congressos internacionals d’esperanto a Israel el 2013: Congrés Asiàtic a Jerusalem l’abril, i Congrés Internacional Juvenil a Natzaret l’agost. Vos escrivim en nom de totes les persones defensores de la pau, els drets humans i el compliment del dret internacional que s’han adherit a la campanya pel Boicot, Desinversions i Sancions contra el sistema israelí d’ocupació, colonització i apartheid.

Des de la seva violenta creació a Palestina el 1948 i l’expulsió de més de 750.000 habitants autòctons, Israel sotmet el poble palestí a una ocupació declarada il·legal a desenes de resolucions de l’ONU. El seu règim colonialista oprimeix a les gents palestines de moltes i nombroses maneres, i vulnera els seus drets humans. Només a l’última dècada les morts per assassinats selectius i crims de guerra comesos per l’exèrcit israelià superà la quantitat de 10.000. Actualment encara hi ha milers de persones palestines preses polítiques a presons israelianes, moltes d’elles en arrest administratiu, sense dret a judici i sense saber de quins crims estan acusades. Israel practica constantment la tortura, i continua sense signar la Convenció Internacional contra aquesta pràctica inhumana, que ja han ratificat 153 estats.

 

Israel ocupa il·legalment els territoris palestins de Cisjordània, Gaza i Jerusalem Oriental (a més del Golan sirià), i restringeix la mobilitat de les persones en aquests territoris inconnexos i a través de les seves fronteres. Entre les polítiques d’ocupació de l’estat israelià són especialment greus: la construcció del mur de l’apartheid i l’annexió a Cisjordània, declarat il·legal per la Cort Internacional de Justícia de La Haia; la irrefrenada construcció d’assentaments a Cisjordània; la destrucció de cases palestines a Jerusalem; i l’inhumà bloqueig que pateixen més d’un milió i mig de persones a la Franja de Gaza.

 

A més, Israel impedeix el dret al retorn de milions de refugiats, molts d’ells a miserables camps de refugiats a països veïns, i també el retorn a casa de milers de palestins que hagueren d’emigrar a Europa, els Estats Units i altres països, tot buscant una vida decent. El racisme institucional també discrimina un milió i mig de ciutadans d’Israel, descendents de les famílies palestines que a finals dels anys 40 aconseguiren lliurar-se de les massacres perpetrades per les milícies sionistes i quedar al territori on s’implantà l’estat d’Israel. Aquesta comunitat, que representa més del 20% de la població israeliana, no gaudeix dels mateixos drets civils, educatius, culturals, lingüístics, laborals, socials o econòmics que la resta de la població, ja que no són jueus ni descendents de jueus.

 

Considerant la incapacitat i desinterès de la comunitat internacional per fer efectiu el dret internacional i protegir la població palestina, més de 170 organitzacions palestines de drets humans, ONGs i associacions culturals, professionals i sindicals engegaren el 2005 la campanya internacional Boicot, Desinversions i Sancions (BDS) contra l’estat d’Israel fins que acati el dret internacional. Aquesta campanya ciutadana mundial, no violenta i legítica, esta inspirada en la campanya que ajudà a acabar amb el règim colonial i racista de l’apartheid sudafricà.

 

La campanya BDS també té per objectiu institucions culturals i acadèmiques israelianes si no reconeixen de manera explícita els drets de les persones palestines d’acord amb la legislación internacional, o si actuen com a propaganda israeliana. La cultura es pot manipular amb objectius propagandístics, ideològics i polítics. Israel és possiblement un dels exemples més destacables de subordinació de les institucions culturals a les polítiques governamentals. El govern israelià gasta grans quantitats de diners per enviar artistes i intel·lectuals israelians arreu del món, i per organitzar a Israel esdeveniments culturals i artístics, als quals normalment convida representants de l’art i la cultura d’Europa, els Estats Units i Amèrica Llatina principalment.

 

El projecte cultural “Brand Israel” (Marca Israel), que depèn del Ministeri israelià d’Afers Estrangers, fou creat el 2006 amb l’objectiu declarat de rentar la imatge d’Israel a l’estranger, i amb un altre objectiu, en aquest cas no declarat, de llençar una cortina de fum sobre l’ocupació il·legal de Palestina, sobre l’incompliment de la legalitat internacional i sobre els crims de guerra que Israel comet impunement. Com a mostra de la subordinació de la cultura a la propaganda per part d’Israel, l’aleshores viceministre Nisim Ben Shitrit declarà a un diari israelià: “Veiem la cultura i la Hasbara como un instrument de propaganda de primer ordre. No diferencio cultura de Hasbara. (Hasbara és una paraula hebrea per indicar estratègies de comunicació, propaganda i relacions públiques amb l’objectiu de difondre, principalment en la comunitat internacional, els arguments del govern israelià i altres ens sionistes per justificar la seva acció).

 

Conscients d’aquesta manipulació, personalitats de tot el món dedicades a l’art i la cultura, han declarat públicament el seu rebuig a actuar i prendre part a esdeveniments culturals a Israel, o patrocinats per institucions israelianes, d’acord amb les recomanacions de la campanya pel boicot cultural contra l’apartheid israelià. Artistes i intel·lectuals de moltes nacionalitats i orígens, també israelianes i jueves, han proclamat la seva adhesió al boicot cultural com a instrument de pressió per acabar amb aquest règim colonial. Entre els més coneguts hi ha Elvis Costello, Emma Thompson, Roger Waters, Santana, Pixies, Mike Leigh, Ken Loach, Snoop Dogg, Damon Albarn, Klaxons, Jean-Luc Godard, Brian Eno, Yes Men, Cassandra Wilson, Peter Brook, Udi Aloni, Devendra Banhart, Iain Banks, Eduardo Galeano, Stéphane Hessel, Juan Goytisolo, Ilan Pappe, Naomi Klein, Henning Mankell, Mahmud Darwish, John Berger, Arundhati Roy i Alice Walker entre d’altres.

Segons Ronnie Kasrils, exdirigent del Congrès Nacional Africà i exministre de Seguretat de Sudàfrica, la situació de les persones palestines és avui pitjor que la de les negres sudafricanes sota l’apartheid. Lau visita a Palestina inspirà a l’arquebisbe sudafricà i premi Nobel de la Pau Desmond Tutu aquestes paraules: “De la mateixa manera que diguérem durant l’apartheid que no era apropiat per als artistes internacionals venir a Sudàfirca a actuar en una societat fundada sobre lleis discriminatòries i exclusivitat racial, igualment avui seria un error per a l’Òpera de la Ciutat del Cap actuar a Israel.”

 

Està previst que el Congrès Asiàtic d’Esperanto tinga lloc a en Jerusalem. Sabeu que Israel ocupa il·legalmente toda la part oriental de Jerusalem, inclosa la Ciutat Antiga? Sabeu quantes cases palestines han estat esbucades per les autoritats de Jerusalem a la darrera dècada? Sabeu que s’hi ha executat el tancament de teatres, centres culturals i literaris, així com festivals musicals, i que fins i tot policies armats irromperen a l’obertura d’un festival internacional organitzat pel Consolat Britànic i la Unesco al Teatre Nacional Palestí, a Jerusalem Oriental?

 

Tal es la persecució de la població palestina al municipi de Jerusalem que el poeta israelià Aharon Xabtai, en rebutjar a participar al festival internacional de poesia a Jerusalem el 2006 declarà: “Gràcies per la invitació, però preferiria esborrar el meu nom de la llista de participants. He llegit aquests dies sobre les atrocitats comeses al punt de control de Qalandia. Estic en contra que tinga lloc un festival poètic a una ciutat on els àrabs són sistemàticament i cruel oprimits, tancats entre murs, desposseïts dels seus drets i les seves cases, humillats a punts de control, i on les lleis internacionals s’incompleixen. Crec que fins i tot els poetes no haurien d’haver ignorat en el passat, ni haurien d’ignorar avui, la persecució i la discriminació en raó de raça o nacionalitat”. Nosaltres afegim que, amb més motiu, les esperantistes no ho podem ignorar tampoc.

 

Els esdeveniments culturals internacionals a Israel són de fet instruments de propaganda per “normalitzar” i rentar la imatge d’aquest estat, que només pot reeixir amagant la discriminació racial, la neteja ètnica, i menyspreant i ignorant absolutament la població indígena.

 

Desgraciadament el movimento esperantista sembla no ser-ne una excepció. Als butlletins i altres informacions sobre els congressos, i en altres mitjans d’informació del moviment esperantista israelià no hi ha gairebé cap al·lusió al poble palestí, que habita l’actual territori d’Israel des de fa molts de segles, i des de fa algunes dècades expulsat, perseguit, discriminat i/o minoritzat. Tampoc no ih ha cap al·lusió a la seva cultura, llengua, història o simple existència. Es parla de cultura i història jueves, i de llengua hebrea, com si Israel fos un estat només jueu. La ignorància i el menyspreu del poble palestí semblen estar arrelats també a l’ambient esperantista israelià. Al butlletí sobre el Congrès fins i tot es parla de la part antiga de Jerusalem o de Qumram (prop de la Mar Morta) com si fossen part d’Israel, ignorant el fet que estan a terres internacionalment reconegudes com a part dels territoris palestins no israelians. També s’omet el fet que per arribar a Qumram d’ha de circular per carreteres prohibides o restringides a no israelianes, tot i que es troben fora d’Israel.

 

Creiem que l’esperanto no pot ser instrument de complicitat amb la discriminació, opressió i expulsió d’un poble mitjançant el nostre silenci o omissió.

 

Per tot això vos demanem que el Congrés Asiàtic d’Esperanto i el Congrés Internacional Juvenil de l 2013 no tinguen lloc a Israel i que, si és possible, s’organitzin a un país lliure de discriminació racial i respectuós amb els drets humans i la legislació internacional.

 

Atentament,

 

Per signar aquesta petició, originalment en esperanto, prem

http://www.change.org/petitions/esperanto-ne-estu-ilo-de-komplico-en-diskriminacio-kaj-subpremo-ne-organizu-internaciaj-kongresoj-en-israelo

D tabṛat i:

Komisiono pri Azia Esperanto-Movado (KAEM) de Universala Esperanto-Asocio (UEA)

Akked:

Tutmonda Esperantista Junulara Organizo (TEJO)

Massaw, massawat:

Nekkni, s wid ay yestenyan da, d imsiwlen n tesperantot akked yemdanen ay ibedden s idis n yiɣerfan ay yettwaḍelmen deg umaḍal, ladɣa akked weɣref afalesṭini, seg melmi kan, yuweḍ-aɣ-d yiwen n yisali ay aɣ-yeswehmen, yesseḥzen-aɣ yerna yesserfa-aɣ, imi, ɣef leḥsab n yisali-a, iswiren (congrès) igraɣlanen n tesperantot n useggas n 2013 ad d-ilin deg Isṛayil: Aswir Asyawi n Tesperantot ad d-yili deg temdint n Lquds deg wayyur n Yebrir, ma d Aswir Agraɣlan n Yilemẓiyen ad d-yili deg temdint n Nnaṣira, deg wayyur n Ɣuct. La awen-d-nettaru s yisem n wakk imdanen ay yekkaten i lmend n talwit, n yizerfan n wemdan akked ussefɛel n lqanun agraɣlan, akk imdanen ay yettekkan deg tḥemlal n Uɣanzu, aḥbas n ussefti n yedrimen akked uɛaqeb n Isṛayil ɣef ljal n tuḍḍfa ay teḍḍef akal afalesṭini, tessehrest-it (coloniser) yerna tḥettem-d fell-as anagraw (système) n apartheid.

Asmi ay d-tennulfa Isṛayil s yimenɣi, deg wakal afalesṭini, deg 1948, ugar n 750.000 seg yimezdaɣen ineṣliyen n Falesṭin ay yettwaẓẓɛen, nnig waya, seg wass-nni ar ass-a, Isṛayil terra ddaw uḍar-nnes aɣref afalesṭini, yerna tḥettem-it ad yedder ddaw tuḍḍfa (occupation) ay yeffɣen i lqanun, d tuḍḍfa d-tessummlent (dénoncer) aṭas n tneɣtusin (résolutions) n Yeɣlanen Yeddukklen (Nations Unies). Iduba (autorités) isṛayiliyen meḥqen Ifalesṭiniyen s wakk leṣnaf n lbaṭel yerna, d amḥaq aydeg ttwaɛefsen yizerfan n wemdan taɛinanit. Deg mraw (ɛecṛa) n yiseggasen-a ineggura, iserdasen isṛayiliyen nɣan ugar n 10.000 n Yifalesṭiniyen ay yemmuten s uḥakeṛ neɣ s ujemmal. Yerna ass-a, mazal llan yigiman (luluf) n yimeḥbas isertiyen ifalesṭiniyen ay yettwaḍḍfen deg leḥbas isṛayiliyen, amur ameqran seg-sen d imeḥbas kan n tedbelt (administration), werɛad ur ɛeddan deg ccṛeɛ, yerna ur ẓrin d acu ay d tasebba n weḥbas-nsen. Isṛayil tezga tettɛettib imeḥbas, yerna ar ass-a werɛad ur testenya Amtawa Agraɣlan mgal uɛetteb, d amtawa ay stentyant yagi 153 n tmura.

 

Tuḍḍfa ay teḍḍef Isṛayil akal afalesṭini d ayen ay yeffɣen i lqanun. Isṛayil teḍḍef Agemmaḍ Utrim (aɣerbi), Ɣezza ed Lquds Tagmuḍant (tacerqit), rnu-as akal asuri n Julan. Nnig waya, deg wakk ikallen ay teḍḍef, Isṛayil teḥṛes imezdaɣen, ur ten-tettajja ad wliwlen akken ay asen-yehwa, ɣas akken ikallen-a zgan-d beṛṛa i tlisa tisṛayiliyin. Gar tsertiyin n lbaṭel ameqran ay tettḍafar Isṛayil, ad d-nebder: lebni n weɣrab n tukksa n wakal akked umeḥyaf deg Ugemmaḍ Utrim – Axxam n Ccṛeɛ Agraɣlan n La Haye yenna-d aɣrab-a yeffeɣ i lqanun; lebni n tehrast (colonies) timaynutin deg Ugemmaḍ Utrim; ahuddu n yexxamen n Yifalesṭiniyen deg temdint n Lquds; akked tergult (blocus) aydeg ddren umelyun ed wezgen n Yifalesṭiniyen deg Tesfift n Ɣezza.

 

Nnig waya, Isṛayil tugi ad testeɛṛef s wezref n tuqqla n 6 n yimelyunen n Yifalesṭiniyen ɣer tmurt-nsen. Ifalesṭiniyen-a atni ass-a ddren d izruzaɣ (réfugiés), aṭas seg-sen ddren deg lḥif, deg yegriren (camps), deg tmura ay d-yezzin i Falesṭin. Isṛayil ur tebɣi, daɣen, ad d-qqlen yigiman-nni (luluf) n yiminigen ifalesṭiniyen ay yeddren deg Tuṛuft, deg Yiwunak Yeddukklen ed waṭas n tmura niḍen wuɣur ay unagen akken ad nadin tameddurt yelhan. Seg tama niḍen, ɣas ma llan amelyun ed wezgen n Yifalesṭiniyen ay mazal ddren sdaxel n Isṛayil, imdanen-a atni ddren ddaw temsirit (racisme) n tsuda (institutions). Wi d arraw n twaculin-nni tifalesṭiniyin ay iselken seg ussenger n tgara n yiseggasen n 1940, yerna ssawḍen ad qqimen deg wakal aydeg ay d-sbedden yiṣehyuniyen awanak (ddula) n Isṛayil. Ifalesṭiniyen-a ttgensisen-d (représenter) ass-a 20% seg yimezdaɣen n Isṛayil, d acu kan, ur sɛin izerfan iɣarimen (civiques) am wakken ay ten-sɛan Yisṛayiliyen udayen, am wakken ur ɛdilen akked wudayen deg yinurar n usselmed, idles, tutlayt, axeddim, timetti neɣ tadamsa. Ttwaḥettmen ad ddren deg umeḥyaf imi kan ur llin d Udayen, ur llin d arraw n Wudayen.

Imi timetti tagraɣlant (communauté internationale) ur tezmir neɣ ur d-teclig seg uḥuddu n Yifalesṭiniyen ed weḥṛas n Isṛayil akken ad tqader lqanun agraɣlan, ugar n 170 n tuddsiwin (organisations) tifalesṭiniyin n yizerfan n wemdan, tuddsiwin tirnabaḍin (non-gouvernementales) ed tiddukliwin tidelsanin ed tsadarin (professionnelles), akked yenmula (syndicats) bdan-d, deg 2005, yiwet n tḥemla tagraɣlant n Uɣanzu, Aḥbas n Ussefti n Yedrimen akked Uɛaqeb n Isṛayil (BDS – Boycott, Divestment and Sanctions). Bɣan ad ḥeṛsen Isṛayil s tḥemla-a arma d asmi ara teknu ddaw lqanun agraɣlan. Ta d taḥemla tagraɣlant n yemdanen n menwala, d taḥemla ay iḍefren abrid n talwit yerna tessutur izerfan ay yeḍmen lqanun. Taḥemla-a d tin ay iḍefren abrid n tḥemla-nni n uɣanzu ay iḥeṛsen Tafriqt n Wenẓul armi d asmi ay tejja anagraw (système) n apartheid.

Isdawanen ed wid ay ixeddmen deg yedles tturaren dduṛ d ameqran deg tḥemla n BDS. Aseggas uqbel ma tebda-d tḥemla-a, deg 2004, tebda-d yagi yiwet n tḥemla tasdawant-tadelsant i uɣanzu n Isṛayil. Deg tidet, yezmer ad yettwasseqdec yedles i lmend n tezniwt (propagande), tasnakta (idéologie) ed tsertit. Yerna Isṛayil d yiwet seg tmura aydeg idles yetteddu ddaw tecḍaḍt n tsertit n unabaḍ. Anabaḍ isṛayili yettṣerrif aṭas n yedrimen akken ad yazen inuẓar ed waggagen (intellectuels) isṛayiliyen ɣer wakk timiwa n umaḍal. Isṛayil tettṣerrif daɣen akken ad d-teg tidyanin tidelsanin neɣ tinuẓar tigraɣlanin deg Isṛayil, d tidyanin aydeg ay d-tɛerreḍ inuẓar ed waggagen ladɣa seg Tuṛuft, seg Yiwunak Yeddukklen ed Temrikt Talatinit.

Isṛayil tesɛa asenfar (projet) adelsan umi tsemma “Brand Israel” (Tameṛka n Isṛayil), yerna imḍebber n usenfar-a d aneɣlaf isṛayili n tɣawsiwin n beṛṛa ed yedles. Asenfar-a sbedden-t-id deg 2006, yerna iswi-nnes ukcif netta d assizdeg n tugna n Isṛayil deg lbeṛṛani. D acu kan, asenfar-a yesɛa iswi niḍen, d uffir, netta d tuṣṣra n Isṛayil deg lbaṭel-nni ay tetteg deg Yifalesṭiniyen, d lbaṭel ayge ay teḍḍef akal ur yellin nnes, d win aydeg ur tettqadar lqanun ahraɣlan, yerna tneɣɣ medden war ma tettwaɛaqeb. S waya, Isṛayil tessekna idles akken ad yeddu ddaw tecḍaḍt n tezniwt-nnes (propagande) taṣehyunit, yerna ayen ara d-yesseknen aya d ayen ay d-yenna wenmazul n uneɣlaf (vice-ministre) n yimir-nni, Nisim Ben Shitrit, deg yiwen n weɣmis isṛayili: “Nettwali idles akked hasbara d allalen n tezniwt [propagande] ay yesɛan azal d ameqran. Nekk ur giɣ amgerrad gar yedles ed hasbara.” Yuɣ lḥal, ayen umi ttinin Yisṛayiliyen “hasbara” d leqdic-nni ameqran ay ttgen akken ad dafɛen ɣef tsertit tisṛayilit deg umaḍal, i wakken amaḍal ad asen-yefk lḥeqq ɣef lbaṭel ay ttgen deg Yifalesṭiniyen).

Aṭas seg yemdanen ay iqeddcen deg tẓuri ed yedles, seg wakk timiwa n umaḍal, ukin i taluft-a, yerna ugin taɛinanit ad ttekkin deg tedyanin tidelsanin ay d-yettilin deg Isṛayil yerna ddaw leɛnaya n yiduba isṛayiliyen. S waya, imdanen-a n tẓuri ed yedles qudren lewṣayat n tḥemla-nni n uɣanzu adelsan n Isṛayil. Aṭas n yinuẓar ed waggagen (intellectuels) seg waṭas n tmura, gar-asen llan ula d Isṛayiliyen ed Wudayen, nnan-d taɛinanit atni ttekkan deg tḥemla n uɣanzu adelsan i wakken ad ḥeṛsen Isṛayil ad tejj abrid-a n lbaṭel ay teḍfer. Gar tugniwin (personnalités) ay yettwassnen ttekkant deg tḥemla-a, ad d-nebder Elvis Costello, Emma Thompson, Roger Waters, Santana, Pixies, Mike Leigh, Ken Loach, Snoop Dogg, Damon Albarn, Klaxons, Jean-Luc Godard, Brian Eno, Yes Men, Cassandra Wilson, Peter Brook, Udi Aloni ed Devendra Banhart, akked yimura Iain Banks, Eduardo Galeano, Stéphane Hessel, Juan Goytisolo, Ilan Pappe, Naomi Klein, Henning Mankell, Mahmud Darwish, John Berger, Arundhati Roy ed Alice Walker gar wiyaḍ.

Ɣef leḥsab n Ronnie Kasrils, imḍebber aqbur n ANC (Aswir Aɣelnaw Afriqi) yerna d aneɣlaf aqbur n Tɣellist deg Tefriqt n Wenẓul, tagnit aydeg ddren Yifalesṭiniyen deg tmurt-nsen tɛedda i yir tegnit-nni aydeg llan ddren yiberkanen deg Tefriqt n Wenẓul ddaw udabu amesbaṭli n apartheid. Desmond Tutu, ameqran n yemḍebbren n teklizt deg Tefriqt n Wenẓul, yerna d win ay yuwyen Arraz n Nobel n Talwit, yerza yiwet n tikkelt ɣef Falesṭin, yerna yenna-d: “Deg tallit n apartheid, nenna-d ur yessefk ɣef yinuẓar igraɣlanen ad d-asen ɣer Tefriqt n Wenẓul, d tamurt aydeg lqanun iga ameḥyaf yerna yebḍa gar yiran [races], ihi ula ass-a, lemmer ad d-tas Tufiṛa [opéra] n Cape Town akken ad turar deg Isṛayil, aya ad d-yili d tuccḍa.”

Ussan-a, ssefrayen ad gen Aswir Asyawi n Tesperantot deg temdint n Lquds. Maca… yessefk ad teẓrem Isṛayil attan teḍḍef, war ma tquder lqanun, akk aḥric agmuḍan (acerqi) n Lquds, yerna ula d tamdint taqburt n Lquds tedda deg weḥric-a. Yessefk daɣen ad teẓrem aṭas n yexxamen ifalesṭiniyen ay ihudd udabu isṛayili n Lquds deg mraw (ɛecṛa) n yiseggasen ineggura. Yessefk ad teẓrem amɣiwan (lmir) n Lquds yefka ttesriḥ i wakken ad ttwaɣelqen yimezgunen, ammasen idelsanen ed wammasen n tsekla n Yifalesṭiniyen deg temdint-a, am wakken ay yefka ttesriḥ ad ttwaḥebsent tfaskiwin n uẓawan. Ula d tafaska tagraɣlant ay d-tga Tqenṣult Tabriṭanit akked Unesco deg Umezgun Aɣelnaw Afalesṭini n Lquds, uznen-as imsulta (ibulisen) ay tt-iɣelqen.

 Ihi akka ay iga lbaṭel aydeg ddren Yifalesṭiniyen deg tɣiwant n Lquds. D aya ay yessawḍen amedyaz isṛayili Aharon Shabtai, ad yagi ad yettekki deg tfaska tagraɣlant n tmedyazt ay tga Isṛayil deg Lquds deg 2006, yerna yenna-d: “Tanemmirt imi ay iyi-d-tɛerḍem, d acu kan, smenyafeɣ ad sefḍeɣ isem-inu seg wumuɣ n wid ara yettekkin. Ɣriɣ, deg wussan-a ay yezrin, ɣef lbaṭel yessexlaɛen ay d-yellan deg wemkan n ufettec n Qalandiya. Dɣa aql-iyi mgal n tfaska n tmedyazt ara d-yilin deg temdint aydeg Aɛṛaben ttwaḍlamen, ttwamḥaqen, ttwaḥbasen gar yiɣerban, ttwakksen-asen yizerfan-nsen ed yexxamen-nsen, sseɣlayen-asen s leqder-nsen deg yimukan n ufettec, d tamdint aydeg lqanun agraɣlan ur yettwaqadar. Ttwaliɣ ur yelli yessefk ɣef yimedyazen ad qqnen tiṭṭawin-nsen ɣef lbaṭel ay yeḍran deg yezri, yerna ur yessefk ad tent-qqnen ass-a ɣef lbaṭel ed umeḥyaf ay la iḍerrun s yisem n wemgerrad n yiran [races] neɣ n laṣel”. Dɣa ula d nekkni ad d-nini ula d imsiwlen n tesperantot ur yessefk ad qqnen tiṭṭawin-nsen ɣef wanect-a.

 Tidyanin tidelsanin tigraɣlanin ay d-yettilin deg Isṛayil, tesseqdac-itent Isṛayil, deg tidet, akken ad terr lbaṭel-nnes d taɣawsa n menwala, yerna ad tessizdeg tugna-nnes deg umaḍal. S waya, Isṛayil tebɣa ad teffer ameḥyaf-nni ay d-tḥettem ɣef Yifalesṭiniyen, akked tuẓẓɛa-nsen seg tmurt-nsen, taḥeqranit ay ten-teḥqer akked weḥsab ur tent-teḥsib.

 Nesḥissif imi ula d amussu n yemsiwlen n tesperantot yetteddu deg webrid-a. Amussi n yemsiwlen n tesperantot n Isṛayil, deg yeɣmisen-nnes ed yisalan-nnes ɣef yeswiren (congrès) ay itteg, qrib ur d-ibedder acemma ɣef weɣref afalesṭini ay izedɣen daxel tlisa n Isṛayil acḥal n leqrun aya, d aɣref ay yettwaẓẓɛen, ay yettwaḍelmen, ay yettwaḥeṛmen seg yizerfan yerna ssemẓin-as azal-nnes. Amussu n yemsiwlen n tesperantot deg isṛayil ur d-ibedder acemma ɣef yedles, iles, amezruy neɣ ula d tillin n weɣref afalesṭini. Ssawlane-d ɣef yedles ed umezruy n Wudayen, ssawalen-d ɣef yiles aɛebri, amzun Isṛayil d tamurt n Wudayen kan. S waya, tuqqna n tiṭṭawin ɣef Yifalesṭiniyen ed weḥqar-nsen d ayen ay yuɣen aẓar ula deg umussu n yemsiwlen n tesperantot deg Isṛayil. Deg weɣmis n Weswir n Tesperantot ara d-yilin deg Isṛayil, bedren-d ula d aḥric aqbur n temdint n Lquds akked Qumram (ay d-yezgan sdat Yilel Yemmuten) amzun d iḥricen seg Isṛayil, yili, deg tidet, imukan-a zgan-d deg wakal afalesṭini, yerna lejnas steɛṛfen s waya. Nnig waya, deg weɣmis-nni, ur d-bdiren yiwet n tɣawsa: i wakken ad ddun medden seg Lquds ɣer Qumram, yessefk ad kken seg yebriden aydeg ala Isṛayiliyen ay yesɛan azref ad ten-aɣen, ɣas akken ibriden-a zgan-d deg wakal ay yellan beṛṛa i tlisa n Isṛayil.

Aswir (Congrès Agraɣlan n Yilemẓiyen beddlen-as amkan yerna ssefran ad d-yili deg temdint n Nnaṣira (d tamdint tisṛayilit aydeg qrib akk imezdaɣen-nnes d Ifalesṭiniyen, ur d Udayen). Amazday (collectif) isṛayili n tesperantot yeqbel daɣen ad d-yessekcem kra n Yifalesṭiniyen n temdint-a ɣer Useqqamu Adigan (comité local) n Weswir-a. Aya amzun yesskanay-d abeddel deg tikli n umazday-a. D acu kan, taluft mazal werɛad tefri. Taḥemla Tafalesṭinit n Uɣanzu Asdawan-Adelsan n Isṛayil (PACBI) tettwali asmagnu (normalisation) n wassaɣen akked udabu isṛayili “d attekki deg kra n usenfar, ṛṛay neɣ axeddim, ama deg Falesṭin, ama deg lbeṛṛani, i lmend n ussemlili n yemdanen neɣ n tsuda tifalesṭiniyin (neɣ taɛṛabin) ed tisṛayiliyin, yerna iswi amezwaru n temlilit-a maci d imenɣi i lmend n Falesṭin ed wekcaf n lbaṭel n tuḍḍfa tisṛayilit”. Dɣa d aya ay bɣan ad t-gen s tesperantot: s kra n wemɛawen ara d-yilin gar Waɛṛaben ed Wudayen, yili izerfan n llsas n Yifalesṭiniyen ur steɛṛfen yes-sen, yesɛa kan yiwen n yisem: “ d asmagnu” (neɣ d tuṣṣra n tugna icemten n Isṛayil, d assizdeg-nnes, d tuṣṣra n temsirit akked apartheid).

Ɣef leḥsab-nneɣ, ur yessefk ad teqqel tesperantot d allal ara yettekkin deg umeḥyaf, aḍlam ed tukksa n yizerfan n kra n weɣref, yerna ur yessefk ad nefk afus deg wanect-a s tsusmi-nneɣ.

Ɣef waya ay nessutur seg-wen ad tagim ad d-yili Weswir Asyawi n Tesperantot ed Weswir Agraɣlan n Yilemẓiyen n 2013 deg Isṛayil, yerna, ma yella wamek, iswiren-a ad d-ilin deg tmurt aydeg ur yelli umeḥyaf gar yiran (discrimination raciale), d tamurt ay yettqadaren izerfan n wemdan ed lqanun agraɣlan.

S tegmat,

Iwakken ad testenyim tasakbabt-a ay yettwarun s tesperantot, sit da:

 

Iwakken ad testenyim tasakbabt-a ay yettwarun s tesperantot, sit da: 

http://www.change.org/petitions/esperanto-ne-estu-ilo-de-komplico-en-diskriminacio-kaj-subpremo-ne-organizu-internaciaj-kongresoj-en-israelo

El esperanto no puede ser instrumento de complicidad con la discriminación y opresión

A la

Comisión sobre el Movimiento Esperantista Asiático (KAEM) de la Asociación Universal de Esperanto (UEA)

y

Organización Mundial Juvenil Esperantista (TEJO)

Apreciadas señoras, apreciados señores:

Las firmantes, esperantistas y otras personas solidarias con los pueblos oprimidos del mundo, y concretamente con el pueblo palestino, hemos recibido con estupor, tristeza e indignación la noticia de la organización de congresos internacionales de esperanto en Israel en 2013: Congreso Asiático en Jerusalén en abril, y Congreso Internacional Juvenil en Nazaret en agosto. Les escribimos en nombre de todas las personas defensoras de la paz, los derechos humanos y el cumplimiento del derecho internacional que se han adherido a la campaña por el Boicot, Desinversiones y Sanciones contra el sistema israelí de ocupación, colonización y apartheid.


Desde su creación manu militari en Palestina en 1948 y la expulsión de más de 750.000 habitantes autóctonos, Israel viene sometiendo al pueblo palestino con una ocupación declarada ilegal en decenas de resoluciones de la ONU. Su régimen colonial ejerce múltiples formas de opresión y comete graves violaciones de derechos humanos contra la población palestina. Sólo en la última década las muertes por asesinatos selectivos y crímenes de guerra cometidos por el ejército israelí superó la cantidad de 10.000. Actualmente todavía hay miles de personas palestinas presas políticas en cárceles israelíes, muchas de ellas en régimen de detención administrativa, sin derecho a juicio y sin saber de qué crímenes están acusadas. Israel constantemente practica la tortura, a pesar de haber firmado la Convención Internacional contra esta práctica inhumana.

Israel ocupa ilegalmente los territorios palestinos de Cisjordania, Gaza y Jerusalén Oriental (además del Golán sirio), restringiendo la movilidad de las personas en estos territorios inconexos y a través de sus fronteras. Entre las políticas de ocupación del estado israelí son especialmente graves: la construcción del muro de anexión y apartheid en Cisjordania, declarado ilegal por el Tribunal Internacional de Justicia de La Haya; la galopante construcción de asentamientos en Cisjordania; la destrucción de casas palestinas en Jerusalén; y el inhumano bloqueo que sufren más de un millón y medio de personas en la Franja de Gaza.

Además, Israel impide el derecho al retorno de millones de personas refugiadas, muchas de ellas en míseros campos de refugio en países vecinos, y también el regreso a su casa de miles de personas palestinas que tuvieron que emigrar a Europa, los Estados Unidos y otros países en busca de una vida decente. El racismo institucional también discrimina a un millón y medio de personas ciudadanas de Israel, descendientes de las familias palestinas que a finales de los años 40 consiguieron librarse de las masacres perpetradas por las milicias sionistas y quedarse en el territorio donde se implantó el estado de Israel. Esta comunidad, que representa más del 20% de la población israelí, no goza de los mismos derechos civiles, educativos, culturales, lingüísticos, laborales, sociales o económicos que el resto de la población, puesto que no son judíos.

Considerando la incapacidad y desinterés de la comunidad internacional por hacer efectivo el derecho internacional y proteger a la población palestina, más de 170 organizaciones palestinas de derechos humanos, ONGs y asociaciones culturales, profesionales y sindicales lanzaron en 2005 la campaña internacional Boicot, Desinversión y Sanciones (BDS) contra el estado de Israel hasta que acate el derecho internacional. Esta campaña ciudadana mundial, no violenta y legítima, está inspirada de la campaña que terminó con el régimen colonial y racista del apartheid sudafricano.

La campaña BDS también tiene por objetivo las instituciones culturales y académicas israelíes si no reconocen explícitamente los derechos de las personas palestinas de acuerdo con la legislación internacional, o si actuan como propaganda israelí. La cultura se puede manipular con objetivos propagandísticos, ideológicos y políticos. Israel es posiblemente uno de los ejemplos más destacables de subordinación de las instituciones culturales a las políticas gubernamentales. El gobierno israelí gasta enormes cantidades de dinero para mandar artistas e intelectuales israelíes a todo el mundo, y para organizar en Israel eventos internacionales culturales y artísticos a los que normalmente invita a representantes del arte y la cultura de Europa, los Estados Unidos y América Latina principalmente.

El proyecto cultural “Brand Israel” (Marca Israel), cuyo responsable es el Ministerio israelí de Asuntos Exteriores y Cultura, fue creado en 2006 con el objetivo declarado de lavar la imagen de Israel en el extranjero, y con otro objetivo, en este caso no declarado, de lanzar una cortina de humo sobre la ocupación ilegal de Palestina, sobre el incumplimiento de la legalidad internacional y sobre los crímenes de guerra que Israel comete impunemente. Como muestra de la subordinación de la cultura a la propaganda por parte de Israel, el entonces viceministro Nisim Ben Shitrit declaró en un diario israelí: “Vemos a la cultura y a la Hasbara como un instrumento de propaganda de primer orden. No diferencio cultura de Hasbara. (Hasbara es una palabra hebrea para indicar estrategias de comunicación, propaganda y relaciones públicas con el objetivo de difundir, principalmente en la comunidad internacional, los argumentos del gobierno israelí y otros entes sionistas para justificar su acción).

Conscientes de esta manipulación, personalidades de todo el mundo dedicadas al arte y la cultura, han declarado públicamente su rechazo a actuar y tomar parte en eventos culturales en Israel o patrocinados por instituciones israelíes, de acuerdo con las recomendaciones de la campaña por el boicot cultural contra el apartheid israelí. Artistas e intelectuales de muchas nacionalidades y orígenes, inclusive israelíes y judíos, han proclamado su adhesión al boicot cultural como instrumento de presión para terminar con este régimen colonial. Entre los más conocidos se incluyen Elvis Costello, Emma Thompson, Roger Waters, Santana, Pixies, Mike Leigh, Ken Loach, Snoop Dogg, Damon Albarn, Klaxons, Jean-Luc Godard, Brian Eno, Yes Men, Cassandra Wilson, Peter Brook, Udi Aloni o Devendra Banhart, y los escritores Iain Banks, Eduardo Galeano, Stéphane Hessel, Juan Goytisolo, Ilan Pappe, Naomi Klein, Henning Mankell, Mahmud Darwish, John Berger, Arundhati Roy y Alice Walker entre otros.


Según
Ronnie Kasrils, exdirigente del Congreso Nacional Africano y exministro de Seguridad de udáfrica, la situación de las gentes palestinas es hoy peor que la de las personas negras sudafricanas bajo el apartheid. Su visita a Palestina inspiró al arzobispo sudafricano y premio Nóbel de la Paz Desmond Tutu éstas palabras: “De la misma manera que dijimos durante el apartheid que no era apropiado para los artistas internacionales venir a Sudáfrica a actuar en una sociedad fundada sobre leyes discriminatorias y exclusividad racial, igualmenete hoy sería un error para la Ópera de la Ciudad del Cabo actuar en Israel.

Está previsto que el Congreso Asiático de Esperanto tenga lugar en Jerusalén. ¿Saben ustedes que Israel ocupa ilegalmente toda la parte oriental de Jerusalén, incluída su Ciudad Antigua? ¿Saben cuántas casas palestinas han sido destruídas por las autoridades de Jerusalén en la última década? ¿Saben que la policía israelí ha ejecutado el cierre de teatros, centros culturales y literarios así como festivales musicales, y que incluso policias armados irrumpieron en la apertura de un festival internacional organizado por el Consulado Británico y la Unesco en el Teatro Nacional Palestino, en Jerusalén Oriental?

Tal es la persecución de la población palestina en el municipio de Jerusalén, que el poeta israelí Aharon Shabtai, al rechazar participar en el festival internacional de poesía en Jerusalén en 2006, declaró: “Gracias por la invitación, pero preferiría borrar mi nombre de la lista de participantes. He leído estos días sobre las atrocidades cometidas en el punto de control de Qalandiya. Estoy en contra de que tenga lugar un festival poético en una ciudad donde las personas árabes están sistemática y cruelmente oprimidas, encerradas entre muros, despojadas de sus derechos y sus casas, humilladas en puntos de control, y donde las leyes internacionales son incumplidas. Creo que incluso los poetas no deberían haber ignorado en el pasado, ni deberían ignorar hoy, la persecución y la discriminación en razón de raza o nacionalidad”. Nosotros añadimos que, con más motivo, las esperantistas no podemos ignorarlo tampoco.

Los eventos culturales internacionales en Israel son de hecho instrumentos de propaganda para “normalizar” y lavar la imagen de ese estado, que solo puede tener éxito escondiendo la discriminación racial, la limpieza étnica y despreciando e ignorando absolutamente la población indígena.

Desgraciadamente el movimento esperantista parece no ser una excepción. En los boletines y otras informaciones sobre los congresos y en otros medios de información del movimiento esperantista israelí no hay casi ninguna alusión al pueblo palestino, que habita el actual territorio de Israel hace muchos siglos, y desde hace algunas décadas expulsado, perseguido, discriminado y/o minorizado. Tampoco hay ninguna alusión a su cultura, lengua, historia o simple existencia. Se habla de cultura e historia judías, y de lengua hebrea, como si Israel fuese un estado sólo judío. La ignorancia y el desprecio del pueblo palestino parecen estar enraizados también en el ambiente esperantista israelí. En el boletín sobre el Congreso incluso se habla de la parte antigua de Jerusalén o de Qumram (cerca del Mar Muerto) como si fuesen parte de Israel, ignorando el hecho de que están en tierras internacionalmente reconocidas como parte de los territorios palestinos no israelíes. También se omite que para llegar a Qumram se tiene que circular por carreteras prohibidas o restringidas para no israelíes, a pesar de que se encuentran fuera de Israel.

El cambio de ubicación del Congreso Internacional Juvenil a Nazaret (ciudad israelí habitada casi en su totalidad por palestinos ciudadanos de Israel), y la inclusión de algunas personas indígenas en el Comité Local del Congreso parecen indicar una nueva actitud en el colectivo esperantista israelí. Sin embargo, la esencia del problema sigue siendo la misma. La Campaña Palestina por el Boicot Académico y Cultural a Israel (PACBI) define la normalización como “la participación en cualquier proyecto, iniciativa o actividad, en Palestina o a nivel internacional, que busca (implícita o explícitamente) reunir a personas o instituciones palestinas (y/o árabes) e israelíes sin poner como objetivo principal la resistencia y la denuncia de la ocupación israelí y de todas las formas de discriminación y opresión contra el pueblo palestino”. Y esto es justamente lo que se hace desde el esperantismo: Cualquier colaboración entre palestinos e israelíes que deja de lado el reconocimiento de los derechos fundamentales del pueblo palestino tiene sólo un nombre: “normalización” (es decir propaganda, lavado de imagen racista y del apartheid)

Pensamos que el esperanto no puede ser instrumento de complicidad con la discriminación, opresión y expulsión de un pueblo mediante nuestro silencio u omisión.

Por todo ello les pedimos que el Congreso Asiático de Esperanto y el Congreso Internacional Juvenil de 2013 no tengan lugar en Israel y que, si es posible, se organicen en un país libre de discriminación racial y respetuoso con los derechos humanos y la legislación internacional.

Atentamente,

Para firmar esta petición, originalmente en esperanto, pulsa aquí

http://www.change.org/petitions/esperanto-ne-estu-ilo-de-komplico-en-diskriminacio-kaj-subpremo-ne-organizu-internaciaj-kongresoj-en-israelo

Esperanto should not be used as a tool of complicity in discrimination and oppression

To:

Commission for Asian Esperanto Movement (KAEM) of World Esperanto Association (UEA)

and

World Organisation of Young Esperantists (TEJO)

Dear friends,

We, citizens in solidarity with the oppressed peoples of the world, and specifically the Palestinian people, have received with surprise, disappointment and dismay the news about the organisation of international Esperanto congresses in Israel in 2013: the Asian Congress in Jerusalem in April and the International Youth Congress in Nazareth in August. We write to you on behalf of all people pleading for peace, human rights and the upholding of international law who have joined the campaign for Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) against the Israeli system of occupation, colonialism and apartheid.

Ever since its violent creation in Palestine in 1948 and the expulsion of more than 750,000 indigenous inhabitants, Israel has subjected the Palestinian people to policies of dispossession, discrimination and occupation, which have been declared illegal in dozens of UN resolutions. Its colonialist regime oppresses the Palestinians in numerous and diverse ways, depriving them of their basic human rights. In the last decade alone, extrajudicial executions and war crimes carried out by the Israeli army have cost the lives of thousands of people. Currently, Israeli prisons still hold thousands of Palestinian political prisoners, many of them in administrative detention, without trial and without knowing what crime they are accused of. Israel is still practising torture, despite the fact it has signed the International Convention against this inhumane conduct.

Israel illegally occupies the Palestinian territories of the West Bank – including East Jerusalem – and controls the Gaza strip – which has no aerial or maritime sovereignty. (This is in addition to the occupation of the Syrian Golan Heights.) It restricts the freedom of movement of people in these disparate enclaves, separating people in one enclave from their families in others. Some of Israel’s prominent occupation policies are: the construction of the separation and annexation Wall in the West Bank, which was declared illegal by the International Court of Justice in The Hague; the unrestrained building of settlements in the West Bank; the demolition of Palestinian homes in Jerusalem; and the anti-humanitarian blockade suffered by 1.5 million people in the Gaza Strip.

In addition, Israel violates the right of return of millions of refugees, many of whom living in poor refugee camps in nearby countries, and also refuses the return of thousands of Palestinians, who had to emigrate to Europe, the United States or other countries in search of a decent life. Institutionalised racism also discriminates against nearly one and a half million citizens of Israel, the descendants of the Palestinian families who survived the ethnic cleansing carried out by Zionist militias in the late 1940’s and stayed in the territories where the State of Israel was formed. This community, which represents more than 20% of the population of Israel, does not enjoy the same civil, educational, cultural, lingual, social, economic and labour rights as the rest of the population, because they are not Jewish.

Considering the inability and reluctance of the international community to enforce the international law and protect the Palestinian population, more than 170 Palestinian civil society groups – human rights groups, NGOs, cultural and professional associations and trade labour unions – launched in 2005 the international campaign for Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) against the State of Israel, until it obeys international law. This international non-violent rights-based civil society campaign is inspired by the campaign which helped end the colonialist racist rule of South African apartheid.

Cultural and academic Israeli institutions are also a target for the BDS campaign, unless they explicitly recognize all Palestinian rights under international law, and do not cooperate with Israeli propaganda efforts. Culture can be manipulated for propaganda and ideological or political purposes. Israel is possibly one of the most remarkable examples of subjugating cultural institutions to government politics.The Israeli government invests large sums of money in sending artists and intellectuals to international stages, as well as organizing international cultural and artistic events in Israel, to which representatives, mainly from Europe, the United States and Latin America, are routinely invited.

The cultural project “Brand Israel” was initiated by the Israeli Ministry of Foreign Affairs in 2006 with the explicit goal to improve Israel’s image abroad, and with another, implicit, objective: to serve as a smokescreen for its illegal occupation of Palestine, violations of international law and war crimes which go unpunished. The subjugation of Israeli culture to propaganda is demonstrated by Nissim Ben-Sheetrit, former deputy director general of the Israeli foreign ministry, publicly stating: “We see culture as a Hasbara [Israeli advocacy] tool of the first rank, and I do not differentiate between Hasbara and culture.”

Aware of this manipulation, important public figures from all over the world dedicated to art and culture publicly declared their refusal to perform and to participate in cultural events which occur in Israel or under the auspices of Israeli institutions, conforming to the recommendations of the campaign for cultural boycott against Israeli apartheid. Artists and intellectuals of many nationalities and origins, including Israelis and Jews, proclaimed their support of cultural boycott as a means to pressure Israel in order to end this colonialist regime. Among the best known are Elvis Costello, Emma Thompson, Roger Waters, Carlos Santana, Pixies, Mike Leigh, Ken Loach, Snoop Dogg, Damon Albarn, Klaxons, Jean-Luc Godard, Brian Eno, Yes Men, Cassandra Wilson, Peter Brook, Udi Aloni, Devendra Banhart, Iain Banks, Eduardo Galeano, Stéphane Hessel, Juan Goytisolo, Ilan Pappe, Naomi Klein, Henning Mankell, Mahmud Darwish, John Berger, Arundhati Roy, Alice Walker and others.

According to Ronnie Kasrils, former senior member of the African National Congress and Minister of Intelligence Services of South Africa, the situation of the Palestinians today is worse than that of black South Africans during apartheid. A visit to Palestine inspired South African Archbishop and Nobel prize laureate Desmond Tutu to say: “Just as we said during apartheid that it was inappropriate for international artists to perform in South Africa in a society founded on discriminatory laws and racial exclusivity, so it would be wrong for Cape Town Opera to perform in Israel.”

The Asian Congress of Esperanto has been scheduled to take place in Jerusalem in April. Do you know that Israel illegally occupies the whole eastern part of Jerusalem, including its Old Town? Do you know how many homes of Palestinians have been demolished by the municipality of Jerusalem in the past decade? Do you know that the Israeli police closed down a Palestinian theatre in order to prevent a Palestinian festival of culture and literature from taking place in Jerusalem?

So severe is the persecution of the Palestinian population in Jerusalem, that the Israeli poet Aharon Shabtai refused to take part in the International Poetry Festival in Jerusalem in 2006, and declared: “Thank you for the invitation to participate in the International Poetry Festival in Jerusalem, 2006, and for the details. I ask that you remove my name from the list of participants. I read nowadays of the barbarism of the Qalandiah checkpoint. I object to an international poets festival in a city where the Arab inhabitants are systematically and brutally oppressed, imprisoned between walls, being robbed of their rights and their livelihood, humiliated in checkpoints, and international laws are trampled. I think that even poets were not allowed in the past, and are not allowed in the present, to ignore persecution and discrimination on a racist and nationalist background.” We add that, all the more so, Esperantists should not ignore it!

International cultural events in Israel are in fact a means of propaganda for normalisation,  whitewashing, which can only succeed through the absolute concealment of racial discrimination, ethnic cleansing, and through absolute contempt towards, and disregard towards the indigenous people.

Unfortunately, the Esperanto movement seems not to be an exception to this attitude. In announcements and other updates about the congresses, and in other publications by the Esperanto movement in Israel, there is almost no reference to the Palestinian people, who have been living in what is known today as Israel for centuries, and who have been expelled, persecuted, discriminated against and marginalised for decades. There is also no reference to their culture, language, history or mere existence. They speak of Jewish culture and history and of the Hebrew language, as if Israel were a country of Jews alone. Ignoring and disrespecting the Palestinian people is a phenomenon which seems to pervade Esperanto circles as well. The congress announcements mention the Old Town of Jerusalem and Qumran (near the Dead Sea) as if they were part of Israel, ignoring the fact that they are located in what is not internationally acknowledged to be part not of Israel, but of the occupied Palestinian territories. Additionally, they do not mention that in order to reach Qumran one must travel by roads forbidden or restricted for non-Israelis – even though they are outside Israel.

The relocation of the International Youth Congress to Nazareth (an Israeli city almost exclusively inhabited by Palestinian citizens of Israel) and the inclusion of several indigenous people in the organising committee of the Congress seem to indicate a new trend among Israeli Esperantists. However, the core problem remains unchanged. The Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)  has defined normalization as “participation in any project, initiative or action which seeks (implicitly or explicitly) to bring together Palestinians or Arabs and Israelis (individuals or institutions), and whose main goal is not resistance and condemnation of the Israeli occupation and all forms of discrimination and oppression against the Palestinian people.” And Esperantists are doing precisely that: all collaborations between Palestinians and Israelis which evade the recognition of the fundamental rights of the Palestinian people have only one name: “Normalisation” (i.e. propaganda, whitewashing the image of a racist apartheid state).    

We believe that Esperanto should not be used as a tool of complicity in discrimination and the oppression of an entire people through our silence or disregard.

For these reasons, we appeal to you, asking that the 2013 Asian Congress of Esperanto, as well as the 2013 International Youth Congress not be held in Israel, and that, if possible, they be organised in a country free of racial discrimination, which respects human rights and international law.

Sincerely yours,

In order to sign this petition, please click here.

http://www.change.org/petitions/esperanto-ne-estu-ilo-de-komplico-en-diskriminacio-kaj-subpremo-ne-organizu-internaciaj-kongresoj-en-israelo

Alvoko al UEA kaj TEJO: Esperanto ne estu ilo de komplico en diskriminacio kaj subpremo

Al

Komisiono pri Azia Esperanto-Movado (KAEM) de Universala Esperanto-Asocio (UEA)

kaj

Tutmonda Esperantista Junulara Organizo (TEJO)

Karaj gesinjoroj,

Ni, esperantistoj kaj aliaj homoj solidaremaj kun subpremitaj popoloj el la mondo, kaj specife kun la Palestina popolo, ricevis kun surprizo, malĝojo kaj indigno la novaĵojn pri organizo de internaciaj esperanto-kongresoj en Israelo dum 2013: Azia Kongreso en Jerusalemo en aprilo, kaj Internacia Junulara Kongreso en Nazareto en aŭgusto. Ni skribas al vi nome de ĉiuj homoj pledantaj por paco, homaj rajtoj kaj plenumo de la internacia juro kiuj aliĝis al kampanjo por Bojkoto, Malinvesto kaj Sankcioj (BMS) kontraŭ la Israela sistemo de okupacio, koloniado kaj apartismo.

Ekde ĝia perforta kreo en Palestino en 1948 kaj la elpelo de pli ol 750.000 indiĝenaj loĝantoj, Israelo submetadas la Palestinan popolon per senposedigo, diskriminacio kaj okupacio deklaritaj kontraŭleĝaj en dekoj da UN-rezolucioj. Ĝia koloniisma reĝimo subpremas per multnombraj kaj multmanieraj agadoj la palestinanojn, kaj malobservas iliajn bazajn homajn rajtojn. Nur en la lasta jardeko, mortigoj per alcelaj murdoj kaj militkrimoj faritaj de la Israela armeo atingis kvanton de miloj da homoj. Nuntempe estas ankoraŭ miloj da palestinaj politikaj malliberuloj en Israelaj malliberejoj, multaj el ili en administra aresto, sen rajto al juĝo kaj sen scii la krimon pri kiu ili estas akuzitaj. Israelo daŭre praktikas torturon, kvankam ĝi subskribis la Internacian Konvencion kontraŭ tiu kontraŭhoma praktiko.

Israelo kontraŭleĝe okupas la Palestinajn teritoriojn de Cisjordanio (inkluzive Orientan Jerusalemon) kaj Gazao- kiu ne havas propran aeran kaj maran suverenecon. (Tio estas aldone al la okupado de la siria Golano). Ĝi limigas la moviĝpovon de homoj ene de tiuj senkonektigitaj teritorioj, apartigante homojn en unu de iliaj familianoj en aliaj. Inter la okupaciaj politikoj de la Israela ŝtato, estas aparte gravaj: la konstruo de apartiga kaj aneksa Muro en Cisjordanio, kiun deklaris kontraŭleĝa la Internacia Kortumo de Justeco en Hago; la senbrida konstruo de setlejoj en Cisjordanio; la detruo de Palestinaj domoj en Jerusalemo; kaj la kontraŭhomara blokado kiun suferas 1,5 milionoj da homoj en la Gaza-strio.

Krome, Israelo malrespektas la rajton je reveno de milionoj da rifuĝintoj, multaj el kiuj loĝantaj en mizeraj rifuĝejoj en apudaj landoj, kaj ankaŭ rifuzas la revenon hejmen de miloj da palestinanoj, kiuj devis elmigri al Eŭropo, Usono aŭ aliaj landoj serĉante decan vivon. Institucia rasismo ankaŭ diskriminacias preskaŭ milionon kaj duonon da civitanoj de Israelo, idoj de la palestinaj familioj, kiuj fine de la 1940aj jaroj sukcesis eskapi el la etna purigado farita de cionismaj milicioj kaj resti en la teritorio kie fariĝis la Israela ŝtato. Tiu komunumo, kiu reprezentas pli ol 20% de la Israela loĝantaro, ne povas ĝui la samajn civilajn, edukajn, kulturajn, lingvajn, laborajn, sociajn, ekonomiajn rajtojn kiel la cetera loĝantaro, ĉar ili ne estas judoj.

Konsiderinte la nekapablon kaj neemon de la internacia komunumo efikigi la internacian juron kaj protekti la palestinan loĝantaron, pli ol 170 palestinaj civilaj grupoj -prihomrajtaj organizoj, NRO-j, kulturaj, profesiaj kaj sindikataj palestinaj asocioj- en 2005 lanĉis la internacian kampanjon Bojkoto, Malinvesto kaj Sankcioj (BMS) kontraŭ la ŝtato Israelo ĝis ĝi plenumos la internacian juron. Tiu civitana kampanjo tutmonda, neperforta kaj laŭrajta, estas inspirita de la kampanjo kiu helpis fini la kolonian kaj rasisman regadon de Sudafrika apartismo.

La BMS-kampanjo ankaŭ celas kulturajn kaj akademiajn israelajn instituciojn, se ili ne eksplicite rekonas ĉiajn rajtojn de palestinanoj agnoskitajn de la internacia leĝo, aŭ se ili kunagas kun israelaj propagandaj streboj. Kulturo povas esti manipulita por propagandaj, ideologiaj kaj politikaj celoj. Israelo estas eble unu el la plej rimarkindaj ekzemploj de subordigo de kulturaj institucioj al registaraj politikoj. La Israela registaro elspezas grandajn kvantojn da mono por sendi israelajn artistojn kaj intelektulojn en la mondon, kaj por organizi en Israelo, internaciajn kulturajn kaj artajn eventojn al kiu kutime ĝi invitas reprezentantojn de arto kaj kulturo el Eŭropo, Usono kaj Latinameriko ĉefe.

La kulturan projekton “Brand Israel” (Marko Israelo) iniciatis la israela Ministrejo pri Eksteraj Aferoj en 2006 kun la deklarita celo purigi la bildon de Israelo eksterlande, kaj alia celo, ĉi-foje ne deklarita, nome ĵeti fumkurtenon sur la kontraŭleĝan okupacion de Palestino, sur la malobservojn de internacia juro kaj sur militkrimojn kiujn Israelo senpune faras. Kiel montro de la subordigo de kulturo al la propagando de Israelo, la iama vicestro de la israela Ministrejo pri Eksteraj Aferoj Nisim Ben Ŝitrit, diris en israela ĵurnalo: “Ni vidas kulturon kaj Hasbara-on kiel unuarangan propagandan ilon. Mi ne diferencigas kulturon de Hasbara-o”. (Hasbara estas hebrea vorto por indiki komunikadajn strategiojn, propagandon kaj publikajn rilatojn kiuj celas diskonigi, precipe en la internacia komunumo, la argumentaron de la Israela registaro kaj aliaj cionismaj estaĵoj por pravigi sian agadon.)

Konsciaj pri tiu manipulado, gravuloj el la tuta mondo dediĉataj al arto kaj kulturo, publike deklaris sian rifuzon ludi kaj partopreni en kulturaj eventoj en Israelo aŭ patronitaj de Israelaj institucioj, konforme al la rekomendoj de la kampanjo por kultura bojkoto kontraŭ la Israela apartismo. Artistoj kaj intelektuloj de pluraj naciecoj kaj originoj, inkluzive israelanoj kaj judoj, proklamis sian aliĝon al kultura bojkoto kiel premilo por fini tiun kolonian reĝimon. Inter la plej bone konataj inkluziviĝas Elvis Costello, Emma Thompson, Roger Waters, Santana, Pixies, Mike Leigh, Ken Loach, Snoop Dogg, Damon Albarn, Klaxons, Jean-Luc Godard, Brian Eno, Yes Men, Cassandra Wilson, Peter Brook, Udi Aloni, Devendra Banhart, Iain Banks, Eduardo Galeano, Stéphane Hessel, Juan Goytisolo, Ilan Pappe, Naomi Klein, Henning Mankell, Mahmud Darwish, John Berger, Arundhati Roy kaj Alice Walker inter aliaj.

Laŭ Ronnie Kasrils, eksa estro de la Afrika Nacia Kongreso kaj eksa Ministro pri Sekureco de Sudafriko, la situacio de la palestinanoj hodiaŭ estas pli malbona ol tiu de nigraj sudafrikanoj sub apartismo. Lia vizito al Palestino inspiris al la sudafrika ĉefepiskopo kaj Nobel-pacpremio Desmond Tutu, jenajn vortojn: “Tiel kiel ni diris dum apartismo, ke estis netaŭge por internaciaj artistoj veni en Sudafrikon por ludi en socio fondita sur diskriminaciaj leĝoj kaj rasa ekskluziveco, tiel hodiaŭ estus eraro por la Kaburba Opero ludi en Israelo.”

Estas planite, ke la Azia Kongreso de Esperanto okazu en aprilo en Jerusalemo. Ĉu vi scias, ke Israelo kontraŭleĝe okupas la tutan orientan parton de Jerusalemo inkluzive de ĝia Malnova Urbo? Ĉu vi scias kiom da palestinaj domoj estis detruitaj de la urbestraro de Jerusalemo en la lasta jardeko? Ĉu vi scias, ke la israela polico fermis palestinaj teatrojn, kulturajn centrojn kaj literaturajn kaj muzikajn festivalojn, kaj ke eĉ armitaj policanoj enrompis en la malfermon de internacia festivalo organizita de la Brita Konsulejo kaj Unesko en la Palestina Nacia Teatro en Orienta Jerusalemo?

Tioma estas la persekutado de la palestina loĝantaro en Jerusalemo, ke la israela poeto Aharon Ŝabtai, rifuzante partopreni en la internacia poeziofestivalo en Jerusalemo en 2006, deklaris: “Dankon pro la invito, sed mi ŝatus forigi mian nomon el la listo de partoprenantoj. Mi legis tiujn tagojn pri la teruraĵoj faritaj en la kontrolpunkto de Qalandiya. Mi kontraŭas okazigon de poezia festivalo en urbo kie araboj estas sisteme kaj kruele subpremitaj, malliberigitaj inter muroj, senigitaj de siaj rajtoj kaj siaj hejmoj, humiligitaj en kontrolpunktoj, kaj kie internaciaj leĝoj estas malobservitaj. Mi pensas, ke eĉ la poetoj ne estis permesataj en la pasinteco, nek estas permesataj hodiaŭ, ignori persekutadon kaj diskriminacion pro raso aŭ nacieco.” Ni aldonas, ke des pli esperantistoj ĝin ne ignoru!

Internaciaj kulturaj eventoj en Israelo fakte estas propagandiloj por “normaligi” kaj purigi la bildon de tiu ŝtato, kiu nur povas sukcesi per absoluta kaŝado de rasa diskriminacio, etna purigado kaj per absoluta malestimo kaj ignorado de indiĝena popolo.

Bedaŭrinde la Esperanto-movado ŝajnas ne esti escepto al tiu aliro. En bultenoj kaj aliaj informoj pri la kongresoj, kaj en aliaj informiloj de la Esperanto-movado en Israelo, estas preskaŭ neniu aludo al la palestina popolo, kiu loĝas en la nuntempa Israelo de multaj jarcentoj, kaj de kelkaj jardekoj elpelita, persekutita, diskriminaciita kaj/aŭ minoritatigita. Ankaŭ estas neniu aludo al ĝia kulturo, lingvo, historio aŭ simpla ekzisto. Oni parolas pri juda kulturo kaj historio, kaj pri hebrea lingvo, kvazaŭ Israelo estus nur juda lando. Ignoro kaj malestimo de la palestina popolo ŝajnas enradikigita ankaŭ en la Esperanto-medio. En la Kongresa Bulteno eĉ oni parolas pri la malnova parto de Jerusalemo, aŭ pri Qumram (apud Morta Maro) kvazaŭ ili estus parto de Israelo, ignorante la fakton ke ili situas en lando internacie agnoskita kiel parto de la Palestinaj neisraelaj teritorioj. Oni preteratentas ankaŭ, ke por atingi Qumram oni devas veturi per vojoj malpermesitaj aŭ limigitaj por neisraelanoj, kvankam ili troviĝas ekster Israelo.

La translokigo de la IJK al Nazareto (israela urbo preskaŭ tute enloĝata de palestinanoj civitanoj de Israelo), kaj la inkludo de kelkaj indiĝenaj homoj en la LKK ŝajnas indiki novan sintenon en la israela esperantistaro. Tamen la kerno de la problemo daŭre restas senŝanĝa. La palestina Kampanjo por la Akademia kaj Kultura Bojkoto de Israelo (PAKBI) difinis normaligon kiel “partopreno en ajna projekto, iniciato aŭ agado, kiu serĉas (implice aŭ eksplicite) kunigi palestinanoj (kaj / aŭ araboj) kaj israelanoj (homoj aŭ institucioj) ne konsiderante kiel ĉefan objektivon la reziston kaj kondamnon de la israela okupado kaj ĉiuj formoj de diskriminacio kaj subpremo kontraŭ la palestina popolo.” Kaj ĝuste tiel agas esperantistoj: Ĉiuj kunlaboroj inter palestinanoj kaj israelanoj kiuj neglektas la rekonon de la fundamentaj rajtoj de la palestina popolo havas nur unu nomo: “normaligo” (tio estas: propagando, purigo de rasisma kaj apartisma bildo).

Ni opinias, ke Esperanto ne estu ilo de komplico en diskriminacio kaj subpremo de popolo per nia silento aŭ preteratento.

Pro tio, ni petas vin, ke la Azia Kongreso de Esperanto kaj la Internacia Junulara Kongreso 2013 ne estu okazigataj en Israelo, kaj ke, se eble, estu organizotaj en lando libera je rasa diskriminacio, kaj respektema kun homaj rajtoj kaj internacia leĝaro.

Sincere viaj,

Por subskribi tiun alvokon, bonvolu alkaki tien:

http://www.change.org/petitions/esperanto-ne-estu-ilo-de-komplico-en-diskriminacio-kaj-subpremo-ne-organizu-internaciaj-kongresoj-en-israelo 

Solidare kun Palestino